
Il Paradosso dell’alunno “Intelligente ma distratto”: quando la mente vola troppo veloce
Da bambino collezionavo note. Quelle piccole ammonizioni scritte sul diario – “si distrae facilmente”, “parla troppo”, “non segue con attenzione”, “è andato in escandescenza per una cosa banale” – erano diventate quasi una costante del mio percorso scolastico. Eppure, accanto a quei richiami, compariva spesso la stessa frase, sempre uguale: «Non è possibile che tu, che sei così intelligente, abbia fatto una cosa del genere».
Frasi e situazioni che mi hanno accompagnato come un enigma. Ci sono voluti anni di riflessioni, sconfitte, cadute, ansie e delusioni; una laurea in ingegneria informatica e poi quella in psicologia; e soprattutto tante ore passate con bambini, ragazzi e adulti che mi restituivano le stesse sensazioni — uguali per molti aspetti, ma uniche in ciascuno di loro — per arrivare a sentirmi “giusto”. Comprendere che, in fondo, si trattava solo di un diverso modo di pensare, di percepire e di stare nel mondo. E che quel modo non era necessariamente “sbagliato”. E che, soprattutto, io non ero “sbagliato”.
È il paradosso dell’Alto Potenziale Cognitivo (APC), o plusdotazione: una condizione in cui la mente corre troppo veloce, e proprio per questo, talvolta… inciampa.
La Plusdotazione: un’intelligenza qualitativamente diversa
La plusdotazione non è semplicemente una questione di intelligenza quantitativamente superiore, ma rappresenta un modo di funzionare del pensiero atipico e qualitativamente differente. È definita come uno sviluppo asincrono in cui abilità cognitive avanzate si uniscono a una profonda intensità emotiva, creando esperienze interiori e una consapevolezza diverse dalla norma. L’asincronia nello sviluppo aumenta con l’aumentare della capacità intellettiva.
Questi bambini mostrano punti di forza notevoli: acquisizione veloce di informazioni, spiccato pensiero critico, ampi vocabolari e una straordinaria capacità di astrazione. Sono curiosi, esplorativi, e tendono a manipolare le informazioni, piuttosto che limitarsi ad assorbirle. Non basta dire che “imparano in fretta”: il loro pensiero costruisce, rielabora, ricombina.
I meccanismi della “distrazione”: Il cervello in iperattività
Quella che viene percepita come distrazione o disinteresse – il bambino che “bighellona” ma riesce comunque bene nelle prove – ha radici nel modo in cui il loro cervello processa l’informazione:
- Iperattivazione cerebrale e velocità: il cervello del plusdotato è in uno stato continuo di iperattività, con connessioni fulminee che si accendono simultaneamente, in un “brulichio” neurale costante. Questa rapidità è una forza straordinaria, ma può diventare difficile da canalizzare: talvolta le idee si accavallano al punto da far perdere il filo del discorso.
- Deficit di inibizione latente: a differenza dei pari, i plusdotati spesso presentano un deficit di inibizione latente, quel processo cognitivo che normalmente filtra gli stimoli non pertinenti. Il risultato è che tutto arriva contemporaneamente: rumori, pensieri, immagini, emozioni. È come vivere con tutte le finestre mentali aperte. Questo può portare alla sensazione di “testa che scoppia” e rendere difficile mantenere l’attenzione su un solo elemento.
- Pensiero arborescente: il loro funzionamento cognitivo è spesso dominato da un pensiero intuitivo e visivo, che associa concetti e immagini in modo rapido e multidirezionale. Da qui nasce la creatività, ma anche la fatica nel gestire compiti che richiedono linearità, sequenzialità o rigore, come la scrittura o la matematica procedurale.
- Dipendenza dal contesto emotivo e difficoltà con compiti aperti: i plusdotati sono fortemente influenzati dal contesto emotivo. Nei compiti “aperti” – quelli senza una strada unica – il flusso di idee può travolgerli, generando testi incompleti o confusi, nonostante la ricchezza concettuale.
In pratica, la loro “distrazione” è spesso il risultato di un sovraccarico cognitivo. Quando la mente è troppo piena, può “spegnersi”, come in una modalità di risparmio energetico, e il bambino sembra altrove.
Noia e sottorendimento: le conseguenze della discrepanza
La rapidità di apprendimento e di comprensione può portare questi bambini a sperimentare noia a scuola. Le lezioni diventano poco stimolanti, e l’immaginazione prende il sopravvento. Per bloccare questo flusso incessante di pensieri, alcuni ricorrono all’iperattività, facilmente confusa con un Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività (ADHD).
Quando l’intelligenza atipica non è riconosciuta o sostenuta, si apre la strada al sottorendimento: un percorso scolastico caotico nonostante il potenziale. Il bambino, sentendosi incompreso, può arrivare a percepirsi come un fallimento. Da qui nascono ansia, disistima e, nei casi più gravi, un crollo narcisistico.
Il mancato riconoscimento precoce è rischioso e può condurre a:
- diagnosi errate (mis-diagnosis), come ADHD o disturbi dell’umore;
- perdita di autostima e isolamento sociale.
Va anche considerata la doppia eccezionalità (Double Exceptionality), dove l’alto potenziale coesiste con un disturbo specifico dell’apprendimento o dell’attenzione, spesso mascherato dall’intelligenza fino al punto di collasso.
Come supportare il bambino APC “distratto”
Trasformare questa “forza fragile” in una risorsa richiede un contesto educativo e familiare consapevole, oltre a una rete di professionisti capaci di leggere le sfumature.
- Riconoscimento e strumenti normativi:
- È essenziale procedere con una valutazione multidisciplinare che includa aspetti cognitivi, emotivi e pedagogici.
- Il Parlamento italiano ha riconosciuto l’importanza di un Piano Didattico Personalizzato (PDP) anche per gli alunni APC, volto ad adeguare la didattica alle loro necessità formative.
- Strategie didattiche e pedagogiche:
- Adattamento del lavoro: calibrare il carico cognitivo per evitare la noia e mantenere il coinvolgimento, proponendo “sfide cognitive” e tempi di esecuzione più brevi.
- Gestione della complessità: aiutare l’alunno a discriminare le informazioni essenziali attraverso schemi, mappe concettuali e strumenti visivi.
- Arricchimento e approfondimento: offrire percorsi di ricerca personale o di compattazione dei contenuti.
- Uso di linguaggi diversi: valorizzare canali espressivi alternativi – podcast, video, esperienze pratiche – meno frustranti per chi ha un pensiero visivo e divergente.
- Gestione della frustrazione: proporre attività che includano “piccoli fallimenti prevedibili”, per allenare la tolleranza alla frustrazione e sviluppare resilienza emotiva.
La “distrazione” di un bambino APC non è pigrizia, ma il segno di una mente che lavora a pieno regime, cercando continuamente stimoli. Riconoscerlo è il primo passo per aiutarlo a incanalare questa energia, a “domare” il proprio pensiero, e a farne un motore di realizzazione personale.
Una metafora per comprendere
Immaginate di guidare un’auto da corsa in una zona residenziale. La vettura è costruita per l’alta velocità (l’intelligenza), ma deve procedere lentamente, o districarsi tra mille cartelli e ostacoli irrilevanti (il deficit di inibizione latente). Il guidatore, annoiato e sovraccarico, potrà sembrare distratto o insofferente, non perché non sappia guidare, ma perché il suo motore è in costante iperfunzionamento in un ambiente che non riesce a supportarlo.
Cari genitori : “non prestateci la vostra auto se non potete sopportare di ritrovarla con qualche segno sulla carrozzeria, ma lasciateci guidare la nostra come sappiamo fare se siete curiosi di vedere dove possiamo arrivare”
Bibliografia e Sitografia
- Siaud-Facchin, J. (2016). Troppo intelligenti per essere felici (Titolo originale: Trop intelligent pour être heureux?, 2008). Rizzoli Libri S.p.A., Milano.
- Novak, J. D., & Cañas, A. J. (2008). The Theory Underlying Concept Maps and How to Construct and Use Them. Institute for Human and Machine Cognition (IHMC).
- Langberg, J. M., Epstein, J. N., & Graham, A. J. (2008). Efficacy of an Organization Skills Intervention to Improve the Academic Functioning of Students With Attention-Deficit/Hyperactivity Disorder.
- Lebovici, S. (1960). L’avenir psychopathologique de l’enfant surdoué, Revue de neuropsychiatrie infantile, 8(5/6), 214-216.
- Chauvin, R. (1975). Les surdoués. Stock, Parigi (trad. it. I superdotati, Armando, Roma 1977).
- Blanchot, M. (1969). Il libro a venire. Einaudi, Torino.
- Safran Foer, J. (cit. p. 25).
- Barbery, M. (2006). L’élégance du hérisson. Gallimard, Parigi (trad. it. L’eleganza del riccio).
Riferimenti digitali:
http://cmap.ihmc.us/Publications/ResearchPapers/TheoryUnderlyingConceptMaps.pdf
Fonti istituzionali e normative:
L’articolo si basa anche sul contesto legislativo italiano relativo all’Alto Potenziale Cognitivo (APC), con riferimento al Disegno di Legge Atto Senato n. 180 – XIX Legislatura e al testo unificato con S. 1041, che riconosce la necessità di piani personalizzati per gli alunni APC.




