{"id":823,"date":"2026-05-12T16:26:52","date_gmt":"2026-05-12T16:26:52","guid":{"rendered":"https:\/\/www.informenti.it\/inf\/?p=823"},"modified":"2026-05-12T16:27:11","modified_gmt":"2026-05-12T16:27:11","slug":"la-tempesta-di-maggio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.informenti.it\/inf\/adolescenti\/la-tempesta-di-maggio\/","title":{"rendered":"La tempesta di maggio"},"content":{"rendered":"\n<div class=\"wp-block-uagb-advanced-heading uagb-block-ace04335\"><h3 class=\"uagb-heading-text\">Perch\u00e9 molti ragazzi ad alto potenziale sembrano cambiare personalit\u00e0 a fine scuola<\/h3><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>La fine dell&#8217;anno scolastico coincide, per molti preadolescenti ad alto potenziale cognitivo (APC), con un momento di particolare vulnerabilit\u00e0. Questo articolo esplora, attraverso le evidenze della ricerca neuroscientifica e psicologica, come l&#8217;interazione tra le variazioni stagionali, il progressivo esaurimento del controllo inibitorio e le caratteristiche specifiche dell&#8217;elaborazione cognitiva di questi bambini crei una &#8220;tempesta perfetta&#8221; spesso difficile da riconoscere e da gestire. L&#8217;obiettivo \u00e8 offrire ai genitori una cornice scientifica solida per interpretare comportamenti altrimenti incomprensibili, e indicazioni pratiche su come attraversare questo periodo critico senza aggiungere pressione l\u00e0 dove ce n&#8217;\u00e8 gi\u00e0 troppa.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Introduzione <\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Maggio e giugno. I giorni si allungano, il caldo comincia a farsi sentire, le vacanze sembrano a portata di mano. Eppure, paradossalmente, \u00e8 proprio in queste settimane finali dell&#8217;anno scolastico che molti genitori di preadolescenti ad alto potenziale cognitivo si trovano a fare i conti con comportamenti inattesi: cali improvvisi di motivazione, irritabilit\u00e0 intensa, disturbi del sonno, un senso pervasivo di stanchezza che va ben oltre la normale stanchezza di fine anno. &#8220;Sembra un&#8217;altra persona&#8221;, riferiscono spesso. &#8220;Proprio ora che mancano poche settimane alla fine.&#8221; Questo articolo vuole offrire ai genitori una bussola scientifica per orientarsi in questo territorio apparentemente contraddittorio. Attraverso quattro concetti chiave \u2014 la stagionalit\u00e0 dei ritmi biologici, il controllo inibitorio come funzione esecutiva, l&#8217;inibizione latente e le sue variazioni individuali, il pensiero arborescente tipico dell&#8217;alto potenziale \u2014 mostreremo come questi elementi si intreccino in modo critico proprio nella fase conclusiva dell&#8217;anno scolastico, durante la preadolescenza. Non si tratta di coincidenze. \u00c8 la convergenza prevedibile di meccanismi biologici e cognitivi che agiscono in <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Alto potenziale cognitivo: chi sono questi bambini? <\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quando si parla di alto potenziale cognitivo, spesso l&#8217;immaginario collettivo evoca il &#8220;bambino prodigio&#8221; capace di risolvere equazioni a quattro anni o di leggere enciclopedie a cinque. La realt\u00e0 \u00e8 pi\u00f9 sfumata e, per molti genitori, sorprendente: il bambino ad alto potenziale pu\u00f2 essere uno studente brillante ma discontinuo, un bambino che si annoia facilmente ma che si appassiona in modo intenso, un preadolescente che fatica nelle relazioni sociali pur mostrando una profondit\u00e0 di pensiero inusuale per la sua et\u00e0. Winner (1996) ha identificato tre caratteristiche centrali nei bambini ad alto potenziale: precocit\u00e0 nello sviluppo, capacit\u00e0 di apprendere in modo autonomo e idiosincratico, e una feroce passione per specifici domini di interesse. Ma ci\u00f2 che contraddistingue pi\u00f9 profondamente questi bambini, dal punto di vista neuropsicologico, \u00e8 un sistema di elaborazione delle informazioni che funziona in modo qualitativamente diverso rispetto alla media. Gli studi sulle overexcitability \u2014 le iperecitabilit\u00e0 psichiche teorizzate dallo psichiatra polacco Kazimierz Dabrowski e successivamente approfondite da Piechowski \u2014 suggeriscono che i bambini ad alto potenziale non siano semplicemente pi\u00f9 veloci nel processare le informazioni: siano genuinamente pi\u00f9 sensibili a una gamma pi\u00f9 ampia di stimoli, sia interni che esterni (Dabrowski &amp; Piechowski, 1977). Questa maggiore sensibilit\u00e0 ha radici neurobiologiche precise, che ci portano direttamente al concetto di inibizione latente. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>L&#8217;inibizione latente: il filtro che non filtra <\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per comprendere come funziona il cervello di un bambino ad alto potenziale, dobbiamo prima capire un meccanismo fondamentale della cognizione umana: l&#8217;inibizione latente. L&#8217;inibizione latente \u00e8 un processo automatico e pre-consapevole attraverso cui il cervello impara a ignorare stimoli che, nell&#8217;esperienza precedente, si sono rivelati irrilevanti (Lubow, 1989). In termini evolutivi, si tratta di un meccanismo adattivo fondamentale: se un suono non ha mai segnalato nulla di importante, il cervello smette progressivamente di prenderlo in considerazione, liberando risorse cognitive per ci\u00f2 che conta davvero. \u00c8, in sostanza, il meccanismo neurobiologico alla base di quello che comunemente chiamiamo &#8220;abituarsi&#8221; alle cose. Nella maggior parte delle persone, questo filtro funziona in modo efficiente: la mente apprende a scartare automaticamente la maggior parte degli stimoli dell&#8217;ambiente, mantenendo solo quelli salienti. Nei soggetti con bassa inibizione latente, questo filtro \u00e8 meno potente: una gamma molto pi\u00f9 ampia di stimoli \u2014 suoni, odori, sensazioni, connessioni concettuali, dettagli visivi \u2014 raggiunge la coscienza prima di essere valutata e, eventualmente, scartata. La ricerca di Carson, Peterson e Higgins (2003), pubblicata sul Journal of Personality and Social Psychology, ha fornito una delle prove pi\u00f9 solide del legame tra bassa inibizione latente e creativit\u00e0. Gli autori hanno dimostrato che la bassa inibizione latente \u00e8 significativamente associata con elevati livelli di realizzazione creativa, ma soltanto nei soggetti con un alto funzionamento intellettivo. In assenza di un alto potenziale cognitivo, la bassa inibizione latente tende invece a produrre un eccesso di stimolazione che il soggetto fatica a gestire, aumentando la vulnerabilit\u00e0 a stati psicopatologici. Questo dato \u00e8 cruciale per i genitori: la bassa inibizione latente non \u00e8 di per s\u00e9 un problema. \u00c8 un&#8217;arma a doppio taglio. Nei bambini ad alto potenziale cognitivo, diventa spesso il substrato neurobiologico della creativit\u00e0, della curiosit\u00e0 inesauribile, della capacit\u00e0 di fare connessioni inattese. Ma richiede, per essere sostenuta senza sopraffazione, una funzione di regolazione altrettanto potente: il controllo inibitorio. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Pensiero arborescente e pensiero logico: due modalit\u00e0 complementari <\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La bassa inibizione latente, quando incontra un cervello ad alto potenziale, si esprime spesso in quello che molti ricercatori e clinici descrivono come pensiero arborescente (o divergente): una modalit\u00e0 cognitiva caratterizzata dalla tendenza a generare molteplici associazioni simultanee, a seguire percorsi di pensiero ramificati e non lineari, a vedere connessioni tra domini apparentemente distanti. Guilford (1967), che per primo sistematizz\u00f2 il costrutto di pensiero divergente, lo distinse nettamente dal pensiero convergente \u2014 quello logico, sequenziale, orientato alla soluzione corretta \u2014 identificandolo come la componente cognitiva pi\u00f9 direttamente legata alla creativit\u00e0. Nei bambini ad alto potenziale, questi due tipi di pensiero coesistono in modo particolarmente intenso: la capacit\u00e0 di ragionamento logico-deduttivo \u00e8 spesso superiore alla media dei coetanei, cos\u00ec come la capacit\u00e0 di pensiero associativo e divergente. Questo duplice funzionamento pu\u00f2 sembrare vantaggioso \u2014 e in molti contesti lo \u00e8. Ma nella vita quotidiana scolastica, produce anche una tensione strutturale: il contesto scolastico tradizionale valorizza e richiede prevalentemente il pensiero convergente. Risposte uniche, sequenze prestabilite, criteri definiti di correttezza. Per il bambino ad alto potenziale con forte propensione al pensiero arborescente, stare &#8220;nella riga&#8221; cognitivamente richiede uno sforzo cronico di soppressione del suo funzionamento naturale. Questo sforzo ha un nome preciso: si chiama controllo inibitorio. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Il controllo inibitorio: il grande regolatore<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"> Il controllo inibitorio \u00e8 una delle funzioni esecutive pi\u00f9 studiate in neuropsicologia. Diamond (2013), in una revisione sistematica pubblicata sull&#8217;Annual Review of Psychology, lo definisce come la capacit\u00e0 di controllare attenzione, pensiero e comportamento inibendo risposte prepotenti in favore di risposte pi\u00f9 appropriate al contesto. \u00c8, in altre parole, la capacit\u00e0 di dire no alla mente \u2014 di resistere a un impulso, di sopprimere un pensiero automatico, di ignorare una distrazione, di aspettare prima di agire. La ricerca di Barkley (1997) ha contribuito a chiarire come l&#8217;inibizione comportamentale \u2014 la forma pi\u00f9 visibile del controllo inibitorio \u2014 sia fondamentale per l&#8217;organizzazione dell&#8217;intera attivit\u00e0 esecutiva. Senza un efficiente controllo inibitorio, le altre funzioni esecutive (pianificazione, memoria di lavoro, flessibilit\u00e0 cognitiva) faticano a funzionare in modo coordinato. Lo sviluppo del controllo inibitorio \u00e8 un processo lungo, che si completa solo nella tarda adolescenza o nella prima et\u00e0 adulta, parallelamente alla maturazione della corteccia prefrontale (Steinberg, 2005). Nei preadolescenti \u2014 tra i 10 e i 14 anni \u2014 questa funzione \u00e8 ancora in pieno sviluppo: pi\u00f9 potente di quella di un bambino piccolo, ma ancora significativamente meno robusta di quella di un adulto. Per il bambino ad alto potenziale con bassa inibizione latente, il controllo inibitorio svolge un lavoro doppio: deve gestire l&#8217;afflusso di stimoli che il filtro dell&#8217;inibizione latente non ha automaticamente scartato, e deve contemporaneamente adattare il pensiero arborescente alle richieste convergenti del contesto scolastico. Un doppio carico che, nel corso di un intero anno scolastico, produce inevitabilmente un&#8217;erosione progressiva delle risorse esecutive disponibili. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>La stagionalit\u00e0: quando la biologia entra in classe <\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A questo punto del ragionamento, entra in gioco una variabile che raramente viene considerata nel contesto scolastico: la stagionalit\u00e0. Gli esseri umani non sono organismi astagionali. I nostri cicli biologici \u2014 sonno, umore, metabolismo, funzionamento cognitivo \u2014 sono profondamente influenzati dalle variazioni stagionali nella durata del giorno, nell&#8217;intensit\u00e0 luminosa e nella temperatura ambientale. Rosenthal e colleghi (1984) furono i primi a descrivere sistematicamente il Disturbo Affettivo Stagionale (SAD), documentando come le variazioni nella disponibilit\u00e0 di luce solare influenzino significativamente l&#8217;umore e il funzionamento psicologico in una frazione consistente della popolazione. Ma gli effetti della stagionalit\u00e0 sulla cognizione non si limitano ai soggetti con SAD. Meyer e colleghi (2016), in uno studio su soggetti sani pubblicato sui Proceedings of the National Academy of Sciences, hanno dimostrato l&#8217;esistenza di variazioni stagionali nelle risposte cerebrali cognitive, con pattern diversi in estate e in inverno sia per l&#8217;attenzione sostenuta che per la memoria di lavoro. In altre parole: il cervello non funziona allo stesso modo in tutte le stagioni dell&#8217;anno. Nella tarda primavera \u2014 maggio e giugno, periodo coincidente con la fine dell&#8217;anno scolastico nel sistema italiano \u2014 si verificano alcune specifiche variazioni biologiche particolarmente rilevanti per i preadolescenti:<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li>Allungamento del fotoperiodo: il progressivo aumento delle ore di luce modifica la secrezione di melatonina e influenza la qualit\u00e0 e la durata del sonno.<\/li>\n\n\n\n<li>Disruzione del ritmo circadiano: nei preadolescenti, i cui ritmi circadiani si spostano naturalmente verso la posticipazione a causa dei cambiamenti puberali (delayed sleep phase), la maggiore luce serale tende ad amplificare questo sfasamento, producendo un ritardo nell&#8217;addormentamento e un accumulo di debito di sonno. <\/li>\n\n\n\n<li>Effetti sul sistema serotoninergico: le variazioni stagionali nell&#8217;intensit\u00e0 luminosa influenzano la sintesi di serotonina, neurotrasmettitore coinvolto nella regolazione del tono dell&#8217;umore e \u2014 elemento cruciale \u2014 nel funzionamento del controllo inibitorio. <\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>La fine dell&#8217;anno scolastico: la tempesta perfetta <\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Abbiamo ora tutti gli elementi per comprendere perch\u00e9 la fine dell&#8217;anno scolastico rappresenti un momento particolarmente critico per i preadolescenti ad alto potenziale cognitivo. Non si tratta di coincidenze, n\u00e9 di semplice stanchezza: \u00e8 l&#8217;esito prevedibile di una convergenza di fattori che si potenziano reciprocamente. Immaginiamo cosa succede nel cervello di un preadolescente APC tra maggio e giugno. In primo luogo, il controllo inibitorio \u00e8 progressivamente esaurito. Dopo otto o nove mesi di costante sforzo di inibizione \u2014 degli impulsi, del pensiero divergente, degli stimoli non filtrati dalla bassa inibizione latente \u2014 le risorse esecutive disponibili sono significativamente ridotte. La ricerca sull&#8217;esaurimento delle risorse cognitive ha ampiamente documentato come il controllo inibitorio sia una risorsa limitata e soggetta a deterioramento sotto sforzo prolungato (Baumeister et al., 1998). In secondo luogo, le variazioni stagionali stanno alterando i ritmi biologici. Il ritardo del sonno prodotto dall&#8217;allungamento del fotoperiodo si somma all&#8217;abituale riduzione del tempo di sonno tipica della fine dell&#8217;anno (verifiche, interrogazioni, impegni serali). Il debito di sonno, a sua volta, \u00e8 uno dei fattori pi\u00f9 potenti nel deteriorare le funzioni esecutive, incluso il controllo inibitorio (Walker, 2017). In terzo luogo, la pressione scolastica raggiunge il suo picco. Verifiche conclusive, giudizi, scrutini, la percezione del &#8220;bilancio&#8221; dell&#8217;anno appena trascorso \u2014 tutto questo si concentra in poche settimane, producendo un aumento del carico cognitivo ed emotivo nel momento in cui le risorse disponibili per gestirlo sono al loro minimo. Il risultato \u00e8 una condizione in cui il bambino ad alto potenziale \u2014 gi\u00e0 strutturalmente dipendente da un controllo inibitorio che deve lavorare pi\u00f9 intensamente dei coetanei per gestire la bassa inibizione latente \u2014 si trova a dover fronteggiare un sovraccarico multiplo con risorse esecutive impoverite, un sistema biologico destabilizzato e richieste ambientali al culmine. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ci\u00f2 che i genitori osservano come &#8220;cambio di umore&#8221;, &#8220;crollo improvviso&#8221; o &#8220;irriconoscibilit\u00e0&#8221; del figlio \u00e8 spesso la manifestazione comportamentale di questo collasso delle risorse di autoregolazione. Il pensiero arborescente, non pi\u00f9 contenuto da un efficiente controllo inibitorio, prende il sopravvento: il bambino salta da un&#8217;idea all&#8217;altra, fatica a concludere, si distrae con facilit\u00e0, risponde in modo sproporzionato alle frustrazioni. La bassa inibizione latente, senza il contrappeso del controllo inibitorio, produce una sensazione soggettiva di eccesso di stimolazione: tutto \u00e8 troppo, tutto disturba, tutto stanca. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Come riconoscerlo: i segnali da non ignorare <\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I genitori di preadolescenti APC riferiscono spesso, in questo periodo, un insieme di segnali ricorrenti che vale la pena imparare a leggere correttamente. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Segnali cognitivi <\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li>Difficolt\u00e0 a completare i compiti anche quando il contenuto \u00e8 ben padroneggiato<\/li>\n\n\n\n<li>&#8220;Salti&#8221; di ragionamento difficili da seguire per gli altri, con perdita del filo conduttore<\/li>\n\n\n\n<li>Incapacit\u00e0 di prioritizzare le attivit\u00e0, procrastinazione intensa nonostante la consapevolezza delle scadenze <\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Segnali emotivi <\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li>Irritabilit\u00e0 e reattivit\u00e0 aumentate rispetto al solito <\/li>\n\n\n\n<li>Pianti improvvisi per motivi apparentemente sproporzionati<\/li>\n\n\n\n<li>Alternanza rapida tra stati d&#8217;umore, sensazione riferita di &#8220;non riuscire a fermarmi&#8221; o &#8220;la testa non si spegne mai&#8221; <\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Segnali somatici <\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li>Cefalee, spesso frontali, frequenti nelle ore pomeridiane <\/li>\n\n\n\n<li>Dolori addominali (correlati all&#8217;ipersensibilit\u00e0 interoceptiva spesso presente in questi bambini) <\/li>\n\n\n\n<li>Difficolt\u00e0 ad addormentarsi nonostante la stanchezza evidente <\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Segnali comportamentali<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li>Ritiro dalle attivit\u00e0 precedentemente amate<\/li>\n\n\n\n<li>Riduzione della comunicazione spontanea con i genitori<\/li>\n\n\n\n<li>Aumento dell&#8217;uso di schermi come meccanismo di autoregolazione e di riduzione degli stimoli <\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Cosa possono fare i genitori <\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Riconoscere il problema \u00e8 gi\u00e0 il passo pi\u00f9 importante. Il secondo \u00e8 resistere alla tentazione di interpretare questi segnali come pigrizia, demotivazione o regressione: si tratta, molto probabilmente, di una risposta biologicamente comprensibile a un sovraccarico strutturale. Alcune indicazioni pratiche, coerenti con le evidenze della ricerca. Proteggere il sonno. Il sonno \u00e8, in questo periodo, la priorit\u00e0 assoluta. Ridurre gli stimoli luminosi serali almeno un&#8217;ora prima del riposo, mantenere orari regolari anche nei fine settimana, favorire ambienti freschi e bui. Il recupero del sonno \u00e8 il fattore singolo pi\u00f9 efficace nel ripristinare le funzioni esecutive. Ridurre il carico extrascolastico. Maggio e giugno non sono il momento per aggiungere attivit\u00e0. Al contrario, \u00e8 il momento di alleggerire: rinunciare temporaneamente a impegni non essenziali \u00e8 una scelta protettiva, non una resa. Offrire spazio al pensiero libero. Il pensiero arborescente ha bisogno di spazio non vincolato per rigenerarsi. Attivit\u00e0 creative senza obiettivi specifici \u2014 disegnare, costruire, esplorare liberamente un interesse \u2014 non sono tempo perso: sono neurobiologicamente necessarie per il recupero delle risorse cognitive. Non aggiungere pressione scolastica. In questo periodo, i richiami costanti alle verifiche imminenti o ai voti da recuperare possono peggiorare il funzionamento anzich\u00e9 migliorarlo. La conversazione con il figlio dovrebbe orientarsi sulla rassicurazione pi\u00f9 che sull&#8217;urgenza. Comunicare con gli insegnanti. Un breve confronto con i docenti per condividere le osservazioni pu\u00f2 essere prezioso: spesso gli insegnanti hanno percepito i cambiamenti ma non li hanno contestualizzati. Un accordo su aspettative ridotte per questo breve periodo finale pu\u00f2 fare una differenza significativa per il bambino. Conclusioni La fine dell&#8217;anno scolastico \u00e8, per il preadolescente ad alto potenziale cognitivo, molto pi\u00f9 di un traguardo da raggiungere. \u00c8 il punto di arrivo di un lungo percorso in cui un cervello strutturalmente pi\u00f9 sensibile \u2014 con la sua bassa inibizione latente, il suo pensiero arborescente, il suo sistematico sforzo di adattamento alle richieste di un ambiente progettato per il funzionamento medio \u2014 ha operato al limite delle proprie risorse per mesi, in un contesto che si va contemporaneamente destabilizzando a livello biologico per effetto delle variazioni stagionali. Comprendere questo non significa giustificare ogni comportamento problematico o rinunciare alle aspettative. Significa avere gli strumenti per leggere correttamente quello che sta accadendo, per non aggiungere pressione dove c&#8217;\u00e8 gi\u00e0 saturazione, per offrire sostegno dove ce n&#8217;\u00e8 bisogno.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-uagb-blockquote uagb-block-49ed4aab uagb-blockquote__skin-quotation uagb-blockquote__align-center uagb-blockquote__style-style_1 uagb-blockquote__stack-img-none\"><blockquote class=\"uagb-blockquote\"><span class=\"uagb-blockquote__icon\"><svg width=\"20\" height=\"20\" viewBox=\"0 0 32 32\"><path d=\"M7.031 14c3.866 0 7 3.134 7 7s-3.134 7-7 7-7-3.134-7-7l-0.031-1c0-7.732 6.268-14 14-14v4c-2.671 0-5.182 1.040-7.071 2.929-0.364 0.364-0.695 0.751-0.995 1.157 0.357-0.056 0.724-0.086 1.097-0.086zM25.031 14c3.866 0 7 3.134 7 7s-3.134 7-7 7-7-3.134-7-7l-0.031-1c0-7.732 6.268-14 14-14v4c-2.671 0-5.182 1.040-7.071 2.929-0.364 0.364-0.695 0.751-0.995 1.157 0.358-0.056 0.724-0.086 1.097-0.086z\"><\/path><\/svg><\/span><div class=\"uagb-blockquote__content\"><em>Il bambino ad alto potenziale che a maggio &#8220;cambia personalit\u00e0&#8221; non sta tradendo il suo potenziale. Molto probabilmente, lo sta proteggendo.<\/em><\/div><footer><div class=\"uagb-blockquote__author-wrap uagb-blockquote__author-at-left\"><cite class=\"uagb-blockquote__author\"><\/cite><\/div><\/footer><\/blockquote><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Riferimenti bibliografici <\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li>Barkley, R. A. (1997). Behavioral inhibition, sustained attention, and executive functions: Constructing a unifying theory of ADHD. Psychological Bulletin, 121(1), 65\u201394. <a href=\"https:\/\/doi.org\/10.1037\/0033-2909.121.1.65\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">https:\/\/doi.org\/10.1037\/0033-2909.121.1.65<\/a> <\/li>\n\n\n\n<li>Baumeister, R. F., Bratslavsky, E., Muraven, M., &amp; Tice, D. M. (1998). Ego depletion: Is the active self a limited resource? Journal of Personality and Social Psychology, 74(5), 1252\u20131265. <a href=\"https:\/\/doi.org\/10.1037\/0022-3514.74.5.1252\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">https:\/\/doi.org\/10.1037\/0022-3514.74.5.1252<\/a> <\/li>\n\n\n\n<li>Carson, S. H., Peterson, J. B., &amp; Higgins, D. M. (2003). Decreased latent inhibition is associated with increased creative achievement in high-functioning individuals. Journal of Personality and Social Psychology, 85(3), 499\u2013506. <a href=\"https:\/\/doi.org\/10.1037\/0022-3514.85.3.499 \" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">https:\/\/doi.org\/10.1037\/0022-3514.85.3.499 <\/a><\/li>\n\n\n\n<li>Dabrowski, K., &amp; Piechowski, M. M. (1977). Theory of levels of emotional development: Vol. 1. Multilevelness and positive disintegration. Dabor Science. Diamond, A. (2013). Executive functions. 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K., Davenport, Y., Mueller, P. S., Newsome, D. A., &amp; Wehr, T. A. (1984). Seasonal affective disorder: A description of the syndrome and preliminary findings with light therapy. Archives of General Psychiatry, 41(1), 72\u201380. <a href=\"https:\/\/doi.org\/10.1001\/archpsyc.1984.01790120076010 \" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">https:\/\/doi.org\/10.1001\/archpsyc.1984.01790120076010 <\/a><\/li>\n\n\n\n<li>Steinberg, L. (2005). Cognitive and affective development in adolescence. Trends in Cognitive Sciences, 9(2), 69\u201374. https:\/\/doi.org\/10.1016\/j.tics.2004.12.005 Walker, M. P. (2017). Why we sleep: Unlocking the power of sleep and dreams. Scribner. <\/li>\n\n\n\n<li>Winner, E. (1996). Gifted children: Myths and realities. Basic Books.<\/li>\n<\/ul>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Perch\u00e9 molti ragazzi ad alto potenziale sembrano cambiare personalit\u00e0 a fine scuola La fine dell&#8217;anno scolastico coincide, per molti preadolescenti ad alto potenziale cognitivo (APC), con un momento di particolare 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